Guardo al traffico con occhi diversi da quando mi e’ capitato di pensare agli automobilisti come gente che trasloca in giro divanetti a due posti vuoti
Sara’ perche’ la mia cucina ha il ripiano di acciaio. Sara’ perche’ la mattina faccio colazione in piedi appoggiandomi a quel ripiano, facendo filtrare acqua bollente attraverso polvere tostata, mescolando in contenitori di vetro fluidi di colori e temperature differenti, facendo soluzioni di zuccheri in acqua.
Sara’ per questo che la mattina mi sento un robot che si autoripara, lubrifica e ricarica le batterie, prima di uscire a fare cose da robot in mezzo agli altri robot.
federica on Novembre 12th 2008 in esperienze di fantascienza, ronzamenti
Ci penso spesso quando mi slungo fuori dal piumone per abbassare il volume della radio, che improvvisamente mi pare si metta a gridare. Il volume non si alza da se’ ovviamente: penso che sia il rumore ambientale che diminuisce.
Il silenzio della sera, il corpo che si rilassa e si ferma, le stoffe che smettono di frusciare. L’effetto e’ che all’orecchio il volume raddoppia o anche di piu’. Cio’ e’ parecchio bene, perche’ se (quando) al posto della radio ci fosse stato (c’era) un animale feroce, un orecchio che risponde esaltando piccole variazioni nel livello medio di rumore circostante ci ha il suo perche’.
E’ proprio per dar conto di relazioni come queste che si usano scale logaritmiche e unita’ di misura come il deciBel: da una parte sommi 1 alla quantita’ di partenza e dall’altra sommi 1 alla potenza. Da una parte passi da 2 a 3 (la voce della radio e’ piu’ chiara sul rimore di fondo che scende) e l’effetto sul tuo orecchio e’ che il volume salti da 100 a 1000.
Appare ovvio che “campi come l’acustica e la chimica trattano grandezze che sono intrinsecamente logaritmiche nei loro effetti.” L’ipotesi di Alberto invece era che in momenti diversi della giornata la fisiologia cambi leggermente, ma ieri sera ha adottato la mia ipotesi.
Ringrazio per la citazione Alberto (che forse e’ uno dei pochi che mi chiama con il nome intero). Questa cosa del random walk e’ proprio intrigante,grazie. A proposito di serialità mi e’ tornato alla mente il post soap opera entropiche, dove cazzeggio intorno al perturbanza del senso comune che deriva dalla violazione del secondo principio della Termodinamica
(perfetto per un sabato sera, neh?)
Un suono, una musica, una conversazione, sono descrivibili come un’onda sonora che si propaga attraverso l’aria.
Un’onda sonora e’ fatta a onda (…) ha delle creste e degli avvallamenti. Ammucchiare le creste tutte vicine si chiama “modulare la frequenza”, aumentare la loro altezza si chiama “modulare l’ampiezza”. La radio distingue fra le emittenti che trasmettono nell’uno o nell’altro modo le loro onde.
Un’onda che dopo un po’ non modifichi ampiezza o frequenza trasmette come unico segnale l’informazione della propria esistenza. “Io suono”.
Un’onda modulata invece trasmette molto di piu’: la comunicazione che passa e’ segnale complesso, e’ informazione: e’ “Io suono qualcosa” (Mozart, un comizio, una telefonata, un vaffanculo).
Ecco perche’ nessuna onda non e’ un segnale. Ecco perche’ non votare non e’ un segnale.
E’ solo un suono che non c’e’.