anni fa, quando mi capitava di aspettare a lungo la corriera di Crognaletti davanti alla stazione di Falconara Marittima, per passare il tempo mi mettevo a contare.
Prendevo spunto dall’orologio della gioielleria li di fronte per tirare fuori un paio di numeri cicciotti e calcolavo massimo comun divisore e minimo comune multiplo, che poi sono due modi diversi di giocare con la scomposizione in fattori primi.
Ogni tanto quando sento dire minimo comun denominatore rimango interdetta. Mentre gli altri due sono numeri che a ricavarli hanno il loro bel perche’, aritmeticamente parlando, del minimo comun denominatore si parla sempre per riferirsi a gruppi di gente che la pensa diversamente, e che, a forza di discutere e discutere , cerca di ridursi a quei pochi concetti su cui si ritrova d’accordo, togliendo e semplificando e approssimando.
Perche’ in realta’ il minimo comune denominatore fra due numeri come potrebbe non essere sempre 1?
federica on Febbraio 14th 2009 in matematica vaga, mi diverto con poco
Adoro stare al telefono (il telefono fisso: odio parlare a lungo al cellulare, mi distrae il calorino che sento dopo poco dentro la testa). Questo per dire che mi e’ capitato di stare al telefono per ore, in un vortice di delizioso cazzeggio di counsciousness con gli amici.
Con Cris pero’ una volta ci capito’ di essere al telefono durante un temporale: essendo tutti e due un po’ nerd, ci mettemmo a calcolare la distanza che c’era fra le nostre case attraverso il ritardo con cui sentivamo i tuoni. Bastava mettersi a contare i secondi che passavano fra quando io sentivo il tuono attraverso la cornetta, da lui in zona San Mamolo, e poi lo sentivo dal vivo, da me in via Oberdan, o viceversa.
Mi pare fossimo sui 4 km.
federica on Novembre 20th 2008 in matematica vaga, mi diverto con poco
Di punti cardinali ce ne sono 4, lo sanno tutti: nord, est, sud e ovest.
E ognuno individua una direzione (anzi, una direzione e un verso). Ognuno e’ perpendicolare rispetto al precedente e al successivo: bisogna fare un angolo di 90° per trovare un altro punto cardinale.
Di punti cardinali ce ne sono solo 4 perche’ siamo in uno spazio piano e per fare un giro intero ce ne vogliono 360. E 360/90 fa 4.
Tanto per cambiare sto cercando di immaginare che tipo di spazio sarebbe uno che abbia 5 punti cardinali: nord, est, sud, ovest e agno.
Ci penso spesso quando mi slungo fuori dal piumone per abbassare il volume della radio, che improvvisamente mi pare si metta a gridare. Il volume non si alza da se’ ovviamente: penso che sia il rumore ambientale che diminuisce.
Il silenzio della sera, il corpo che si rilassa e si ferma, le stoffe che smettono di frusciare. L’effetto e’ che all’orecchio il volume raddoppia o anche di piu’. Cio’ e’ parecchio bene, perche’ se (quando) al posto della radio ci fosse stato (c’era) un animale feroce, un orecchio che risponde esaltando piccole variazioni nel livello medio di rumore circostante ci ha il suo perche’.
E’ proprio per dar conto di relazioni come queste che si usano scale logaritmiche e unita’ di misura come il deciBel: da una parte sommi 1 alla quantita’ di partenza e dall’altra sommi 1 alla potenza. Da una parte passi da 2 a 3 (la voce della radio e’ piu’ chiara sul rimore di fondo che scende) e l’effetto sul tuo orecchio e’ che il volume salti da 100 a 1000.
Appare ovvio che “campi come l’acustica e la chimica trattano grandezze che sono intrinsecamente logaritmiche nei loro effetti.” L’ipotesi di Alberto invece era che in momenti diversi della giornata la fisiologia cambi leggermente, ma ieri sera ha adottato la mia ipotesi.
Non so dire quante volte ho varcato, uscendo, la porta di casa, ma posso senz’altro affermare che e’ un numero pari.
Se l’atto dell’attraversamento della soglia di casa “da fuori a dentro” si chiama “entra”, e il viceversa si chiama “esci”, numerando ogni attraversamento a partire dal primo “entra”, otterremo un ciclo “entra-esci” in cui gli “entra” sono tutti dispari, gli “esci” sono tutti pari. Per tutta la tua vita, per quanto lunga e movimentata. E’ rassicurante.
Condizioni al contorno:
1) non prendo in considerazione chi abita al piano terra, con le finestre che consentono l’uscita e l’incasinamento della serie.
2) se casa tua ha due ingressi, e’ indispensabile definire una volta per tutte quello che vale per il computo dei cicli “entra-esci” oppure il problema sara’ mal posto fin dall’inizio.
Date queste premesse, ci sono alcune notevoli eccezioni e conseguenze:
1) se nasci in casa, il tuo primo “esci” e’ dispari. Poi comincia la serie regolare, ma gli “entra” saranno tutti pari da quel momento in poi.
2) se ti butti dalla finestra, hai un “entra” ma non un “esci” dalla soglia di casa: la serie si interrrompe definitivamente con un numero dispari
3) se esci dalla finestra di casa scendendo con il braccio meccanico della ditta dei traslochi puoi avere ben due “entra” di seguito: il secondo sara’ pari, e la serie continua, rovesciata, da quel momento in poi.
Proprio alla terza eccezione penso, sempre, ogni volta che vedo gente che trasloca. Potrei ottenere un fantastico “esci” con un numero dispari da casa loro!
Ma vaglielo a spiegare.