Nel lontano 1994 lavorai per tre mesi alla cancelleria del tribunale Civile di Bologna.
La voce che c’erano posti di trimestrale veniva sparsa sopratutto in Facolta’ a Legge. Per cui il giorno delle selezioni, come studente di Astronomia, ero in coda quanto a curriculum.
Ma la prova, e il lavoro, consisteva nell’inserimento di dati dai terminali del Tribunale: registrare le udienze e aggiornare i ruoli. Io che pestavo sui tasti gia’ da almeno 5 anni, zompai in testa alla graduatoria per la velocita’.
Non so bene cosa significhi tutto questo: forse che tante aziende cercano le persone giuste nel modo sbagliato.
federica on Luglio 26th 2008 in ronzamenti, verita' vera
Sono perfettamente d’accordo con quanto dice Edmondo Berselli su La Repubblica, oggi
federica on Luglio 9th 2008 in fastidio, ronzamenti, verita' vera
dialogo sulla mia infanzia con una che non ha motivo di mentire:
io: urca, ma questo quaderno della prima elementare e’ pieno di 10. Che brava che ero!
lei: se e’ per questo un anno hai preso tutti 10 anche sulla pagella
io: come tutti 10…? Saro’ stata antipatica a tutti, “uuh, guarda la cocca della maestra”
lei: veramente no, non lo pensava nessuno. Eri talmente, come dire… bizzarra…
Un suono, una musica, una conversazione, sono descrivibili come un’onda sonora che si propaga attraverso l’aria.
Un’onda sonora e’ fatta a onda (…) ha delle creste e degli avvallamenti. Ammucchiare le creste tutte vicine si chiama “modulare la frequenza”, aumentare la loro altezza si chiama “modulare l’ampiezza”. La radio distingue fra le emittenti che trasmettono nell’uno o nell’altro modo le loro onde.
Un’onda che dopo un po’ non modifichi ampiezza o frequenza trasmette come unico segnale l’informazione della propria esistenza. “Io suono”.
Un’onda modulata invece trasmette molto di piu’: la comunicazione che passa e’ segnale complesso, e’ informazione: e’ “Io suono qualcosa” (Mozart, un comizio, una telefonata, un vaffanculo).
Ecco perche’ nessuna onda non e’ un segnale. Ecco perche’ non votare non e’ un segnale.
E’ solo un suono che non c’e’.
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Ricordo benissimo quel giorno: in mezzo al programma di fine pomeriggio di RaiDue “Buonasera con…” (il Quartetto Cetra, se non erro), appare qualcosa di impossibile, mai visto prima ne’ immaginato.
Un cartone animato non per bambini: facce adulte, attraenti. Inquadrature storte, rumori di ferraglia, sigla esaltante, movimenti avvolgenti, veloci, vertiginosi.La tv era in bianco e nero ma sapevo benissimo che li’ c’erano un sacco di colori: non quelli piatti dei cartoni con gli animali parlanti inquadrati eternamente in campo totale, con disegni che alternavano un divano, un tappeto, una lampada per decine di volte negli ambienti disegnati, per risparmiare.
Goldrake e’ stato un vero e proprio spartiacque, per me, insieme a Guerre Stellari, ma un pelo sopra. Un’emozione fortissima, come mi e’ successo anni dopo quando mi sono innamorata. A scuola presero a chiamarmi Venusia.
E a pensarla come me siamo davvero tanti |